V. Il neoliberismo che corregge gli "errori"
Nella telenovela neoliberista globalizzata, l'altro non è neppure il villano, ma è il mostro la cui eliminazione è necessaria per il lieto fine (cioè, che la "bella" si sposi con il "bello" ed il villano si redima - previa presentazione di documentazione comprovante solido conto bancario).
"Gli altri" sono un errore nell'umanità. Globalizzare dall'alto è correggere questo errore in tutto il mondo. Correggere è eliminare.
Per questo è necessario derubare "gli altri" dei simboli che danno loro identità. La differenza è quindi un errore della natura. Gli indios dell'America erano questo e "civilizzarli" era emendare il progetto di dio... nel nome di dio.
Ma la modernità neoliberista non promuove più la caccia agli indios o ai neri. No, ora si cerca di cacciare esseri umani... o, meglio ancora, cacciare identità di umanità.
E quale migliore identità umana della cultura!
Se la logica del mercato è quella del profitto (attenzione, non è la stessa cosa della generazione di ricchezza), ogni cultura che non risponde a questa logica deve essere eliminata. Se la cultura è fondamentalmente uno specchio vitale (anche quando include la morte) che ci dice "sono, fui e sarò questo", allora l'attacco (per commissione o per omissione) alla cultura è un attacco alla vita.
Due anni fa un giornalista e scrittore messicano, Vicente Leñero, in occasione della consegna dei premi nazionali di Scienze ed Arti, disse del Messico quello che potrebbe valere per il mondo di sopra:
"La classe di governo, la classe politica, la classe imprenditoriale, non parliamo della classe ecclesiastica, sono refrattarie all'avidità culturale; non la incorporano nella loro esistenza, forse perché pensano che la gratuità con la quale si sviluppa ogni opera d'arte, quel distacco, quella generosità del fenomeno creativo, è sospetta in termini di utilità pratica".


(Discorso alla cerimonia di consegna dei premi nazionali di Scienze ed Arti. Periodico messicano Reforma, Cultura, 26-Feb-02)

Il neoliberismo di fronte alla cultura non è solo un compendio di grossolanità e superficialità istantanee e solubili. Anche questo, ma non solo. E' pure una dottrina di guerra anticulturale, cioè, di guerra contro tutto quello che non risponde alla logica del mercato.
Inoltre, gli artisti e gli intellettuali sono sospettati di pensare. E pensare è il primo passo per essere diverso.
Se annichilire artisti ed intellettuali provoca campagne stampa sfavorevoli, esiste l'opzione dell'asfissia. I governi di fede neoliberista non solo non investono nelle scienze e nelle arti, ma raccattano anche quel poco in ambito culturale "per investirlo in priorità ineludibili, urgenti ed improrogabili"... come è il pagamento del servizio del debito estero.



 
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